ndipendentemente che sia pizzeria o un’industria hi-tech, l’azienda ben gestita è quella innovativa e digitale e oggi in presenza di questa grande opportunità legata a quello che ormai viene definito “nuovo umanesimo digitale”, è il momento di spazzare via i luoghi comuni e la mediocrazia, e mirare dritti al progresso intelligente, in cui alla manodopera si sostituirà la “mentidopera”, e le opportunità saranno le medesime, a Trieste come a Catania.

Un futuro idilliaco? Potrebbe esserlo, se non fosse che oggi l’Italia non ha una spina dorsale digitale, non ha provveduto, nel tempo, a sovrapporre tutte le opportunità rappresentate dalle nuove tecnologie e non le ha rese disponibili in modo semplice alle sue imprese. Non abbiamo saputo creare la cultura che sottende il cambiamento e lo alimenta.

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L’uomo al centro del progresso digitale
Non ci si è resi conto per tempo, nel nostro Paese (e ora stiamo cercando di recuperare), che le tecnologie abilitanti stanno cambiando il mondo, avranno la forza di uno tsunami, spazzeranno via la mediocrazia partendo dalle aziende private fino a permeare inesorabilmente quelle pubbliche. Comprimeranno le inefficienze sia strutturali che soggettive, a tal punto da neutralizzarle e ridimensionarle.

In particolare nasceranno nuove autostrade e nuove ferrovie che attraverseranno il paese da nord a sud, non più costruite con traversine e rotaie, ma concepite come piattaforme digitali e connessioni 5G. Stiamo parlando della più grande ed incredibile occasione per quei territori che le autostrade e le ferrovie non le hanno mai avute o le hanno obsolete e, per questo, hanno subito nel tempo uno svantaggio economico e sociale che oggi può svanire per effetto di questa rivoluzione, che riporta in campo valori diversi, e mette al centro l’uomo.

L’internet of things, una delle tecnologie abilitanti, sta già provocando un radicale cambiamento nella concezione dei processi produttivi e dei servizi erogati, in ogni loro aspetto, dall’efficienza dei tempi e dei costi fino al monitoraggio della qualità. Dagli aspetti legati alla sicurezza fino alla privacy, dove peraltro l’uomo può guidare il processo addirittura con più autorevolezza e coinvolgimento di prima. In un contesto simile immaginiamo una nuova società intelligente che assorbe le innovazioni della quarta rivoluzione industriale, non solo per migliorare la produttività ma anche per aiutare a risolvere problemi sociali.

Il modello “human technology oriented”, scelto come guida di riferimento per il futuro, rimette la tecnologia al servizio della persona, non più per sostituirla.

Dalla manodopera alla mentidopera
In uno scenario simile che possiamo chiamare umanesimo digitale, si passerà dalla manodopera alle «mentidopera». Le aziende rinunceranno ancora di più a una forza lavoro prettamente fisica, evitando attività logoranti e dannose. Si ridurranno le attività a basso valore aggiunto. Sempre di più sarà necessario sostituire la manodopera con la “mentidopera” perché sempre di più occorrerà alimentare, con algoritmi e processi, le nuove linee intelligenti di produzione, e quindi nuove figure professionali serviranno ad alimentare il progresso. In estrema sintesi, il controllo dei processi prende il posto della pura operatività, riportandoci all’esaltazione del progresso intelligente di Adriano Olivetti, troppo spesso dimenticato.

I nostri giovani, ma anche tutti coloro che hanno talento e capacità da mettere in campo, a prescindere dall’età, sesso e residenza, possono immediatamente entrare nelle nuove aree di mercato che si stanno già aprendo. Il 65% degli studenti attuali svolgerà in futuro lavori che oggi ancora non esistono. Allo stesso tempo, decine e decine di mestieri scompariranno, specialmente nei ruoli amministrativi e nei lavori manuali, come spiegano i dati del World Economic Forum.

I settori trainanti l’economia italiana nasceranno in seno alla rivoluzione digitale (big data, intelligenza artificiale, internet of things), all’eco-sostenibilità (green economy, circular economy e blu economy), alla cultura, alla formazione e al patrimonio artistico (education & training, turismo e industria culturale).

Il cyber-physical system protagonista del futuro
L’esaltazione umanistica del futuro prossimo è il cyber-physical system, ambiente altamente tecnologico dove tutti noi saremo protagonisti nella doppia veste di fornitori e clienti, attori protagonisti in tutte le scelte. Un esempio illuminante già oggi è l’automotive: saremo sempre noi a guidare le automobili ma nuove tecnologie ci permetteranno di rimanere connessi in ogni momento, ci avvertiranno col giusto preavviso dei pericoli imminenti, ci informeranno in tempo reale se saremo stanchi, ci suggeriranno pause, informazioni, percorsi, in funzione dei nostri gusti e preferenze.

Le macchine, le nostre case, i posti di lavoro, gli ambienti commerciali, le nuove piattaforme digitali, tutto sarà human technology oriented. Ma allora perché manca la spina dorsale digitale all’Italia?

Perché all’Italia manca la spina dorsale digitale
Ero alle battute finali del capitolo relativo all’umanesimo digitale del mio libro Advanced Advisory, quando il direttore editoriale della collana “Manuzio’s Book” della quale fa parte questo libro, mi chiede d’incontrare quattro talenti, ragazzi neolaureati vincitori di un premio di una certa caratura grazie alle loro prime pubblicazioni e già proiettati in brillanti carriere.

Purtroppo, la retorica legata a certe metodologie d’insegnamento li ha portati inevitabilmente alla conclusione che progresso dia risultati negativi, alla confusione tra automazione e innovazione, e, in ultima analisi, a non riuscire a intravedere le possibilità di occupazione legate alla “mentidopera”.

di Leonardo Valle

Fonte: https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/innovazione-perche-oggi-litalia-non-ha-una-spina-dorsale-digitale/