Non è facile fare i conti al patrimonio culturale, anche perché molte informazioni non sono di facile reperibilità. Lo ha fatto la società di consulenza Boston consulting grazie alla collaborazione degli uffici del ministero dei Beni culturali. Lo studio ha evidenziato che i 358 musei e siti archeologici statali, di cui 32 autonomi, oggi danno lavoro a 117mila addetti, sono visitati ogni anno da 53 milioni di persone, generano 27 miliardi di euro (l’1,6% del Pil) e producono ricavi per 278 milioni di euro.

Un miliardo di euro di ricavi
Secondo la ricerca – condotta con la convinzione che, come ha affermato Giuseppe Falco, amministratore delegato di Boston per Italia, Grecia, Turchia e Israele, «il ruolo della cultura e dell’arte è fondamentale e strategico per il Paese» – i margini di crescita sono notevoli. L’impatto sul prodotto interno lordo potrebbe arrivare, tra effetti diretti e indiretti, a 35-40 miliardi di euro, i visitatori annuali potrebbero diventare 80 milioni – di cui 10% di studenti e 5 milioni di partecipanti ad attività didattiche (oggi sono 3 milioni) -, i posti di lavoro potrebbero crescere fino a 200mila addetti, i ricavi (derivanti dalle biglietterie, i servizi aggiuntivi, i diritti di concessione delle immagini delle opere e altri introiti) raggiungere il miliardo di euro.

Incentivare il mecenatismo
Obiettivi che richiedono maggiori investimenti sul fronte del personale, una più capillare diffusione del digitale, campagne di comunicazione più penetranti. Questo permetterebbe di far crescere anche i contributi dei privati a sostegno della cultura: oggi i mecenate versano l’1% dei 278 milioni, buona parte grazie all’art bonus, mentre all’estero in alcuni Paesi l’aiuto dei privati arriva fino al 20% dei ricavi culturali. Inoltre, aumenterebbero dai 2-7 euro attuali ai 10-20 i soldi che mediamente un visitatore lascerebbe nelle casse dei musei.

Il turismo culturale
C’è poi il versante del turismo. Al momento, sui 123 milioni di visitatori italiani e stranieri che in un anno pernottano almeno una notte nelle strutture ricettive, 42 milioni affermano di farlo per motivi culturali e il 57% (24 milioni) è interessato ai musei statali. Un bacino che, secondo la ricerca (che si è concentrata su quattro aree: economica, sociale, culturale e ambientale), potrebbe crescere in maniera rilevante con più attenzione alle politiche culturali. Boston consulting ha, per esempio, registrato che solo l’11% dei musei offre l’audioguida, vengono esposte solo i l 6% delle opere possedute in collezione, il 49% dei siti ha restaurato le proprie opere e il 56% ha svolto ricerche o pubblicazioni.

In rete 5mila musei
«Abbiamo a disposizione una Ferrari – ha commentato Antonio Lampis, responsabile della direzione generale musei del ministero – che ha già iniziato a mostrare le proprie potenzialità: in questi anni i visitatori sono aumentati del 25% e gli incassi del 40 per cento. Ma soprattutto, le famiglie sempre di più riconoscono il museo come luogo per far crescere la cultura. Ora stiamo lavorando per mettere in rete tutti i 5mila musei nazionali».

Franceschini: «Nutrire lo spirito»
«Non è certo un male – ha sottolineato il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini – che i musei raccolgano, grazie alla loro valorizzazione, risorse e in questo modo facciano crescere anche l’economia. Non dimentichiamo, però, che i musei non nascono per portare soldi alle casse dello Stato, ma principalmente per fare attività scientifica e di tutela. Per fare cultura e nutrire lo spirito e le menti delle persone. Certo, per farlo ci vogliono le risorse e, dunque, va bene che si parli anche di ricavi».

di Antonello Cherchi

Fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/i-musei-statali-valgono-27-miliardi-euro-l-16percento-pil-italiano-ACMvVjp