Dopo 14 mesi di interregno cinquestelle, Dario Franceschini torna a guidare il Ministero dei Beni culturali e riporta in dote la delega sul Turismo che nel governo giallo verde era stato assegnato al Ministero delle Politiche agricole. Una scelta, quella di Franceschini, che conferma l’idea che l’ex inquilino del Ministero dei beni e delle attività culturali ha sempre avuto del Collegio Romano, considerato “il principale ministero economico del Paese”. Il capo delegazione del Partito democratico all’interno del governo Conte bis approda per un secondo mandato al Collegio romano e troverà subito ad aspettarlo alcuni dossier, primo fra tutti quello della riorganizzazione del ministero voluta da Alberto Bonisoli e che ha modificato proprio la riforma realizzata da Franceschini nel 2014. Ad attenderlo anche il piano di assunzioni annunciato e avviato da Bonisoli (con il primo concorso per assistenti alla fruizione nei musei già bandito il 9 agosto). Come del resto in ballo ci sono anche le deleghe sul Codice dello Spettacolo (che Franceschini aveva già approvato a fine 2017) e sulla riforma del Codice dei Beni culturali. Sempre in ambito parlamentare, il nuovo capo del dicastero della Cultura si troverà a riprendere in mano il ddl sui Reati contro il patrimonio culturale (da lui firmato insieme ad Andrea Orlando), la ratifica della Convenzione di Faro e la Promozione della lettura. Ma, tra i fronti caldi, anche il tema delle fondazioni lirico sinfoniche e la riforma del Fus (su cui il Senato tra l’altro ha appena concluso un’indagine conoscitiva con la relazione della Commissione Cultura già pronta per essere presentata al ministro).

Il neo ministro della cultura, avrà anche un’altra opportunità: la possibilità di consolidare ulteriormente il record di permanenza di un ministro al Collegio Romano, un primato raggiunto a febbraio 2018 e annunciato a suo tempo con orgoglio su twitter dallo stesso esponente dem.

CHE MINISTERO AVEVA LASCIATO FRANCESCHINI?
Poco prima delle elezioni del 4 marzo 2018, lo stesso Franceschini aveva stilato un bilancio dei suoi quattro anni ai Beni culturali, ricapitolando i risultati raggiunti. A cominciare dall’incremento delle risorse: “Dopo un lungo periodo di tagli – scriveva Franceschini -, il bilancio del MiBACT negli ultimi 4 anni ha finalmente cominciato a crescere, tornando a livelli pre-crisi e arrivando, nel 2018, sino a 2,4 miliardi di euro. Risorse alle quali si aggiungono gli oltre 4 miliardi per i cantieri della cultura. E abbiamo ripreso ad assumere, ottenendo, in deroga al blocco del turn-over, un concorso straordinario per selezionare 500 funzionari a tempo indeterminato tra antropologi, archeologi, architetti, archivisti, bibliotecari e demoetnoantropologi, esperti di promozione e comunicazione, restauratori e storici dell’arte. Un numero poi progressivamente cresciuto e che, grazie alla legge di Bilancio del 2018, arriverà a 1.000 assunzioni: nuove energie e competenze che arricchiranno le professionalità del ministero”.

Franceschini proseguiva: “Un altro passo fondamentale è stato superare la mentalità che considerava la collaborazione tra pubblico e privato come un tabù e non come un’opportunità: abbiamo introdotto l’Art Bonus, un credito di imposta al 65 per cento per le donazioni in favore della cultura. È una delle agevolazioni fiscali fra le maggiori d’Europa, a cui possono ricorrere imprese o singoli cittadini, e che ha portato, dalla sua introduzione, circa 7.000 mecenati a donare più di 220 milioni di euro, per oltre 1.400 interventi in tutta Italia. Ancora c’è da fare, certo, soprattutto nel mezzogiorno, ma i numeri mostrano che il mecenatismo culturale sta crescendo di mese in mese. Un’altra tappa importante è stata il superamento della contrapposizione tra tutela e valorizzazione: valorizzare il nostro straordinario patrimonio culturale e artistico non significa minacciarlo o ridurlo a merce, ma solo favorirne la custodia e la protezione nel migliore dei modi. La riforma del sistema museale va in questa direzione: i musei sono il cuore di un’autentica rivoluzione organizzativa e gestionale, perché da meri uffici posti alle dipendenze delle Soprintendenze sono diventati istituti dotati di autonomia amministrativa, contabile e scientifica, con direttori selezionati tramite bandi internazionali. Come avviene in tutto il mondo, i musei statali italiani sono ora luoghi di ricerca, studio, educazione e promozione della cultura, in cui si conserva e tutela il patrimonio storico e artistico della Nazione. I risultati di questa riforma sono stati straordinariamente positivi: i visitatori nei musei statali sono aumentati di circa 12 milioni, arrivando al record assoluto degli oltre 50 milioni di ingressi nel 2017, con una crescita complessiva anche degli introiti. A ciò si affianca la riforma del sistema di tutela, con l’introduzione delle Soprintendenze uniche che moltiplicano i presidi di salvaguardia del patrimonio sul territorio e semplificano notevolmente il rapporto tra amministrazione, cittadini e imprese a vantaggio di un’azione più efficace, economica ed efficiente”.

“Oltre al patrimonio culturale – aggiungeva Franceschini -, anche il cinema e lo spettacolo dal vivo sono stati oggetto di riforme profonde e innovative. Innanzitutto, il cinema è stato al centro dell’azione di governo in questi anni. Un settore che racchiude in sé arte, artigianato e industria ha visto approvare, per la prima volta dopo oltre cinquant’anni, una legge dedicata che: aumenta consistentemente le risorse, di oltre il 60 per cento; introduce strumenti automatici di finanziamento con forti incentivi per i giovani autori e per chi investe in nuove sale e a salvaguardia dei cinema storici; allarga il perimetro di quello che è oggi il mondo dell’audiovisivo, per esempio estendendo il tax credit alla produzione e alla distribuzione di videogiochi; aumenta gli obblighi di programmazione e investimento delle televisioni a favore delle produzioni italiane. Un cambio di direzione netto rispetto al passato, che include anche il rilancio di Cinecittà, un luogo significativo dell’immagine dell’Italia nel mondo, con grandi potenzialità di sviluppo economico- occupazionale, perché rappresenta un formidabile veicolo del made in Italy e un forte attrattore di investimenti esteri. Anche lo spettacolo dal vivo è stato oggetto di una nuova legge che riforma il sistema di finanziamento del teatro e le modalità di sostegno straordinario alla lirica, ma che prevede anche, dopo anni di tagli, l’aumento delle risorse del Fondo unico per lo spettacolo, che verranno destinate principalmente alla prosa, alla musica e alla danza. Il jazz ha finalmente ottenuto un pieno riconoscimento da parte dello Stato con un fondo dedicato di oltre mezzo milione di euro sul Fus, ed è stato protagonista di tre maratone musicali di solidarietà per l’Aquila e per Amatrice. L’Umbria Jazz Festival è finalmente entrato, per legge, tra le manifestazioni musicali e operistiche di assoluto rilievo internazionale. L’adeguamento dell’equo compenso per copia privata ha poi permesso di riconoscere maggiormente agli autori il frutto del proprio ingegno creativo, mentre, con l’introduzione di severe misure di contrasto al secondary ticketing, si è intervenuti contro l’odioso fenomeno del bagarinaggio online”.

“La riforma del Ministero ha infine realizzato quella integrazione tra cultura e turismo invocata da anni. Italia paese per viaggiatori è il titolo del Piano nazionale strategico del turismo, predisposto grazie a un percorso partecipato che ha coinvolto stakeholder e associazioni di categoria. L’idea di fondo è quella dell’Italia come museo diffuso e scommette su sostenibilità, accessibilità e innovazione. Turismo sostenibile e digitale è dunque la strategia di sviluppo economico e sociale del settore portata avanti in questi anni e che, come mostrano i dati, sta dando ottimi esiti: crescono gli arrivi, aumenta la durata dei soggiorni e riprende il turismo interno. Un metodo solido che ha come fine la promozione dei territori e la valorizzazione di luoghi finora meno frequentati dal turismo internazionale, ma che grazie al patrimonio, alle memorie, conoscenze e artigianalità continuano a fare dell’Italia la meta di viaggio più desiderata al mondo. Tra i molti nuovi strumenti adottati, vi sono il tax credit per le ristrutturazioni alberghiere e la digitalizzazione dell’offerta ricettiva, il bando per affidare la gestione di case cantoniere a giovani imprese e cooperative per farne ostelli, locande e ciclofficine, l’ingresso nella Fondazione Ferrovie dello Stato per valorizzare le tratte ferroviarie dismesse con viaggi su treni d’epoca”.

“In questo tempo difficile, in cui riemergono divisioni, egoismi e conflitti, la cultura è stata anche un grande strumento per la promozione delle ragioni della pace e della tolleranza. L’Italia ha confermato il proprio ruolo di ‘super potenza’ culturale. Nel 2015, durante l’Expo, abbiamo invitato a Milano i ministri della cultura di tutto il mondo, per un appuntamento al quale hanno partecipato 83 delegazioni. Nel 2017, si è svolto per la prima volta nella storia il G7 della Cultura, nella suggestiva cornice di Firenze, culminato con una dichiarazione congiunta dei Paesi partecipanti: un primato mondiale, riconosciuto dalla comunità internazionale, che ha seguito l’impulso dato dall’Italia per la nascita dei caschi blu della cultura, task force di militari e civili altamente specializzati per intervenire nelle aree di crisi. E, a conferma del rilievo del nostro Paese nel mondo, vi è la rinascita di Pompei. Un luogo magico e unico, che fino a qualche anno fa faceva purtroppo notizia quasi esclusivamente per i crolli: oggi si aprono nuove domus restaurate e, per la prima volta, il sito ha superato i tre milioni di visitatori. Da esempio di negatività, Pompei è diventato un successo, simbolo di ripartenza per l’Italia, citato come esempio di buona condotta dall’Unione Europea e dall’UNESCO”.

FONTE: https://agcult.it/a/10485/2019-09-04/governo-al-mibac-ritorna-franceschini-e-riporta-la-t-di-turismo